T.O.C. Madonna del Granato

Monte Calpazio – 84047 Capaccio Vecchio (SA) – TEL 0828.723611

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Ingresso al Noviziato di Lorella e Professione di Andrea

Posted by Alex Colao su agosto 1, 2013

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Convegno Pastorale Diocesano

Posted by Alex Colao su giugno 1, 2013

550876_2879749612604_215170965_nIl 25, il 26 e il 27 giugno scorsi si è tenuto presso il teatro “la Provvidenza” a Vallo della Lucania il Convegno Pastorale Diocesano dal titolo “Educare e testimoniare nella comunità cristiana”. Il convegno ha visto il coinvolgimento di un vasto pubblico eterogeneo proveniente da ogni forania appartenente alla Diocesi di Vallo della Lucania. Erano presenti i presbiteri diocesani, le religiose, i vicari foranei, i diaconi e i fedeli laici che prendono parte attiva alla vita della diocesi ad esempio come catechisti, missionari del territorio, membri del comitato festa che affiancano i sacerdoti nell’organizzazione della celebrazione del Santo patrono ed insegnanti di religione.
Nel primo giorno – il 25 giugno – il Vescovo Mons. Ciro Miniero, affiancato dal vicario generale Mons. Guglielmo Manna e dal vicario episcopale Don Carlo Pisani, ha dato il benvenuto ai convenuti. Dopo la celebrazione dei Vespri, Mons. Miniero ha introdotto i lavori del convegno focalizzando l’attenzione sull’importanza della fede che deve essere vissuta e testimoniata concretamente con lo slancio della carità. Ha poi aggiunto che tutti i fedeli cristiani, ed in particolar modo i giovani che vivono e fanno evolvere la propria fede nella preghiera, nella lettura delle Sacre scritture e nella recita del Santo Rosario devono testimoniare la fede nel contesto sociale e culturale nel quale vivono come slancio di vita, come un modo per costruire ponti tra Dio e l’uomo e l’uomo e l’uomo così da coinvolgere un numero sempre più elevato di giovani che sono lontani non solo dalle proprie parrocchie ma anche dalla preghiera, distratti da quegli ideali avariati a cui ha fatto riferimento il caro Santo Padre Francesco.
Un’altra parola ricorrente nel discorso introduttivo del Vescovo, e che deve appartenere ad ogni cristiano, è la parola ascolto che trova la sua più profonda realizzazione nell’ascolto della parola di Dio e nell’ascolto l’uno dell’altro, nel prestare attenzione agli altri per camminare insieme quotidianamente.
Poi la parola è passata ai vicari foranei che brevemente hanno illustrato la realtà della propria forania e successivamente a ciascun fedele convenuto che, con spirito di fraterna condivisione, ha espresso il proprio apporto sul tema del convegno, ciascuno nel gruppo di lavoro a cui era stato assegnato. Anche questo è stato un momento importante perché ciascun fedele ha potuto confrontarsi con gli altri fedeli provenienti dalle parrocchie appartenenti alle diverse foranie. Ciascuno ha raccontato la propria esperienza, parlando del proprio rapporto con il sacerdote nell’organizzazione della vita della parrocchia, delle modalità di svolgimento del catechismo per bambini, ragazzi ed adulti. E proprio riguardo quest’ultimo argomento è maturata la proposta di una catechesi anche per i genitori dei bambini che si preparano alla prima comunione, catechesi, questa, presente già in qualche parrocchia del Cilento ma assente in altre.
I lavori del convegno sono poi proseguiti nel secondo giorno – il 26 giugno – per il quale c’era molta attesa per la presenza e per l’intervento di S. Em. Crescenzio Sepe, Arcivescovo metropolita di Napoli, a cui è stata affidata la relazione centrale sul tema del convegno.
L’intervento del Cardinale Sepe è stato ricco di spunti di riflessione e ha proposto, per così dire, un’indagine autoptica della realtà nella quale stiamo vivendo nella sua più completa totalità in cui un ruolo centrale è rappresentato dalla Chiesa e dalla sua capacità di rinnovarsi nella evangelizzazione. Sua Eminenza ha affermato che educare e testimoniare nella comunità cristiana è proprio il punto centrale su cui si sta dibattendo la chiesa, che si chiede anche come si può trasmettere la fede e come essa può diventare una realtà efficace e viva. Ha inoltre affermato la necessità che la fede si incarni nella realtà concreta, nella ferialità, così da creare una sempre più forte condivisione fra i fedeli. Questi ultimi, ha continuato il Cardinale, avvertono sempre più l’esigenza di risvegliare e riscoprire la fede nella realtà. La fede -ha precisato- non deve essere vissuta solo in una dimensione intimistica, ma in mezzo agli altri uomini così da darne testimonianza concreta evitando in questo modo il rischio di autoemarginarsi. Ha richiamato poi l’attenzione sul concetto di chiesa intesa come ecclesìa il cui compito principale è quello della missionarietà. Il Cardinale ha evidenziato che la missionarietà va vissuta, va testimoniata e in questo percorso di testimonianza siamo coinvolti tutti perché tutti siamo costitutivamente missionari, cioè inviati per annunciare ed evangelizzare in forza del battesimo. Proseguendo ha ripetuto come la fede non riguarda solo l’aspetto intimistico dell’uomo ma riguarda l’uomo nella sua totalità, nel suo essere anima e corpo. La fede nell’incarnazione deve abbracciare l’unità del nostro essere persona intesa come anima e corpo, proprio come Cristo che ha una natura umana e una natura divina. Cristo Gesù – ha continuato il Cardinale- non ha vissuto solo nel tempio ma a Nazareth in mezzo agli uomini. Egli ha voluto rimettere in piedi un’umanità ferita che aveva perso la sua dignità di essere figlia affinché camminasse con dignità per le strade della vita. Così anche ciascun cristiano non deve limitarsi all’adorazione di un’effigie sacra, né a svolgere un determinato culto ma deve accompagnare tutto questo con una condotta di vita coerente nella vita pratica, deve prendere coscienza della sua missione e andare come agnelli in mezzo ai lupi (Matteo 10, 16-23). Il Cardinale, continuando, ha affermato come la missionarietà si attua anche attraverso la ministerialità: siamo missionari per nascita, ogni laico attraverso il battesimo è missionario e deve dare testimonianza.
Sua Eminenza ha concluso il proprio intervento invitando ognuno, proprio in quanto membro di una comunità, a superare l’individualismo e l’egoismo nel pensare solo al bene personale per operare per la comunità che è la sua famiglia. E questo deve farlo con responsabilità e coscienza; compito infine non solo della parrocchia ma anche della famiglia e della scuola è quello di educare al bene comune perché ognuno ha la sua responsabilità.
I lavori del convegno si sono conclusi il 27 giugno con la celebrazione dei Vespri, le relazioni dei capigruppo, la presentazione del nuovo sito della Diocesi e le conclusioni di Mons. Ciro Miniero.
Tra gli aspetti emersi dalle relazioni dei capigruppo quelli degni di nota sono i seguenti: la necessità di una sempre più fraterna collaborazione tra sacerdoti e fedeli laici, una catechesi per i genitori dei bambini che si preparano alla prima comunione, come accennato prima, una catechesi non solo per i giovani che si preparano al matrimonio, ma già prima per i fidanzati, una maggiore disponibilità da parte di tutti, sacerdoti e fedeli laici, all’accoglienza, all’ascolto, una maggiore vicinanza alle famiglie in difficoltà e agli anziani. Infine una maggiore comunicazione tra la parrocchia e la città circostante attraverso il sacerdote che fa per così dire da cerniera tra le due realtà.
Momento particolare è stato quello poi della presentazione del nuovo sito della Diocesi curato da Don Valeriano Pomari responsabile dell’ufficio delle Comunicazioni Sociali. Il nuovo sito è stato arricchito non solo con nuovi spazi (ad esempio vita diocesana, giovani, catechesi, famiglie ecc.) ma anche con nuovi contenuti (liturgia del giorno, delle ore) oppure informazioni riguardanti le parrocchie, gli uffici diocesani, il Museo ed il Teatro diocesani affinché tali informazioni siano fruibili da un pubblico più vasto e ci si augura anche giovane. Il sito è inoltre impreziosito da quelle che sono le immagini più significative del territorio della Diocesi di Vallo della Lucania che rappresentano la più bella sintesi del percorso storico dei vari paesi e piccole frazioni che animano la Diocesi.
Le conclusioni di questi tre giorni intensi e ricchi di riflessione sono state affidate al Vescovo Mons. Ciro Miniero, che ha mostrato grande gratitudine per l’anno pastorale trascorso definendolo come un percorso in cui ognuno ha narrato la gioia di Cristo risorto e ha sollecitato la speranza in Colui che non delude. Questo percorso non si è ovviamente concluso, ma deve continuare ed è questo l’augurio fatto dal Vescovo ai sacerdoti, alle religiose e ai fedeli laici che in maniera fraterna devono dare la propria testimonianza annunciando che Cristo Gesù è sempre accanto a noi e noi non possiamo che presentare il Suo volto luminoso.

Scritto da Francesca Gregorio, catechista parrocchia S. Maria Assunta in Paestum e con la partecipazione di Giovanni Capo, terziario carmelitano del TOC di Capaccio.

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Padre Domenico Settantesimo

Posted by Alex Colao su ottobre 30, 2012

“44 anni per il Signore e 70 di eta” – Madonna del Granato, Capaccio

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Esposto lo Scapolare del Carmelo di Wojtyla

Posted by Alex Colao su ottobre 18, 2012

Papa Giovanni Paolo II lo indossava quando subì l’attentato

La peregrinatio della reliquia del beato
Il Cilento accoglie lo Scapolare del Carmelo indossato da papa Wojtyla. La peregrinatio della reliquia del beato ha fatto tappa a Cardile, frazione di Gioi, dove era in programma la “Festa della famiglia”. Ad accoglierla, con la popolazione e i bambini delle scuole, il parroco don AngeloImbriaco e padre Domenico Maria Fiore, Rettore del Santuario della Madonna del Granato, assieme al sindaco Andrea Salati e alle autorità militari. L’iniziativa, organizzata dalla parrocchia di San Giovanni Battista in collaborazione con l’oratorio “San Giovanni Bosco”, il Terz’Ordine Carmelitano e il Gruppo “I Fiori del Carmelo”, si è svolta nell’arco della giornata con la celebrazione di una messa, un convegno e la consegna di attestati agli sposi che nell’anno hanno festeggiato i 25 e i 50 anni di matrimonio. Durante la messa è stata ricordata la devozione che Giovanni Paolo II aveva per la Vergine del Monte Carmelo. Aveva vestito “l’abitino”, come viene chiamato lo scapolare, a dieci anni.

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Lo indossava anche il 13 maggio 1981, quando subì l’attentato a San Pietro, e non volle toglierlo neanche durante l’operazione. Come scrisse in un messaggio del 2001, rappresentava «da una parte, la protezione continua della Vergine Santissima; dall’altra, la consapevolezza che la devozione verso di Lei deve costituire un ‘abito’, cioè un indirizzo permanente della propria condotta cristiana». L’ostensione prosegue oggi a Piaggine, nella chiesa di S. Nicola di Bari. La reliquia è custodita a Roma.

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Tre nuovi novizi nel TOC del Granato Maria,Anna Maria e Giacomo.

Posted by Alex Colao su ottobre 4, 2012

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TOC, X Convegno Residenziale

Posted by Alex Colao su ottobre 4, 2012

Ben 33 comunità divise in tre zone geografiche e due nuove fondazioni, Avigliano e Cardile, questi i numeri con i quali Marisa Fotia, priora provinciale, ha aperto il X convegno residenziale del Terz’Ordine Carmelitano della nostra Provincia, che si è tenuto a S. Giovanni Rotondo dal 29 giugno al 1 luglio.

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Un Novizio Carmelitano a Medjugorjea

Posted by Alex Colao su gennaio 3, 2012

…Sono andato, ho visto, ho creduto!  (Giovanni Capo – Novizio Carmelitano)
Cari amici, come promesso a P. Domenico, nostro assistente spirituale nel T.O.C. di Capaccio Vecchio (SA), condivido, con tutti voi miei confratelli, la mia esperienza del pellegrinaggio a Medjugorje con la mia ragazza. Non è facile sintetizzare il tutto , poiché il viaggio è stato denso e ricco di emozioni, ma prima di parlare di Medjugorje, è più giusto far riferimento  alla mia conversione e quindi alla mia devozione mariana, sbocciata nel Santuario di Pompei.
Il materno richiamo della Madonna del Rosario è stato per me come una potente sveglia che mi ha destato dal profondo torpore spirituale in cui ero immerso da tanto tempo.
La mia conversione è avvenuta circa un paio di anni fa; prima di questo periodo vivevo come la maggior parte dei ragazzi di oggi; ero un “ragazzo modello” si fa per dire, ma in negativo, il mio ideale di vita  era quello comune a tanti miei coetanei: sesso, donne e quattrini. Quanti soldi sprecati per le lotterie istantanee  od anche telematiche, e tutto per rincorrere una vita agiata, senza preoccupazioni, senza responsabilità.
Mi divertivo e, a parer mio, mi sentivo felice, in realtà ero un cadavere ambulante; allora non potevo capirlo in quanto non avvertivo nemmeno che tutto quello che il mondo mi offriva potesse essere peccato; avevo perso  il senso del peccato.
Se non si conosce il peccato come realtà negativa, non si può neanche conoscere il bene come realtà appetibile; solo adesso ho capito la tattica che il maligno usava per attirarci a sé, era sua astuzia quella di farci credere che lui non esiste, di far ritenere per bene quello che invece era male.

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Nascita del TOC a Capaccio

Posted by Alex Colao su gennaio 3, 2012

Nascita del TOC a Capaccio, Una Terziaria racconta…(Michela Marsicano, terziaria carmelitana)
Dopo vari permessi ottenuti da parte dei superiori maggiori, il Padre Carmelitano Domenico Maria Fiore, ha preparato con riunioni e incontri di preghiera, per circa 2 anni un gruppo di fedeli, desiderosi di seguire, appunto, la spiritualità di tale ordine. Il 16 luglio 2002, in occasione della ricorrenza della Beata Vergine Maria del Carmelo, il religioso carmelitano ha proceduto al rito della vestizione dello scapolare al gruppo di persone, pronto per tale evento. In chiesa i fedeli che dovevano ricevere lo scapolare del Terz’Ordine Carmelitano erano seduti tra i primi banchi coperti da un tessuto rosso; gli altri banchi sono occupati da familiari e amici che numerosi assistevano alla “vestizione”. Padre Domenico dà inizio alla recita del Santo Rosario alternando canti e litanie. La Santa Messa era presieduta da don Demetrio (un sacerdote bulgaro ospite all’Eremo Carmelitano), concelebranti erano il padre Rettore e don Giorgio Splendido, parroco di Gromola-Capaccio; prestava servizio liturgico fra Tommaso con alcuni giovani. Prima della celebrazione il padre assistente spirituale ha dato lettura dei nomi di coloro che venivano a comporre il nuovo Terz’Ordine; questi facevano ingresso per il portone centrale della chiesa, con lo scapolare in mano. Dopo l’omelia è iniziato il suggestivo rito della vestizione dello Scapolare: ad ognuno, chiamato per nome, il sacerdote imponendogli lo Scapolare diceva: “Ricevi questo abito benedetto e prega la Vergine Maria che per i suoi meriti ti conceda di portarlo senza macchia e per sua intercessione ti conduca alla vita eterna”. Personalmente, il sentirmi rivestita con lo scapolare, mi ha dato la sensazione di esser rivestita nell’anima di nuovo e con una ricca veste, veste da amare, rispettare e custodire per sempre.
E’ seguita dopo la Messa una piccola processione all’esterno della Chiesa. Alcuni terziari hanno sorretto in processione l’icona, oltre allo stendardo della Madonna del Carmelo. Il tutto allietato da canti e litanie carmelitane. Rientrati in chiesa c’è stato l’applauso dei fedeli, quale segno di assenso per questo pomeriggio dedicato alla Madonna del Carmelo e ai suoi terziari. C’è stata pure la solita foto ricordo dei terziari insieme con Padre Domenico.
Dopo la funzione religiosa, abbiamo avuto un momento di condivisione fraterna con ciò che era stato preparato dai fratelli (è così che Padre Domenico dice che dobbiamo chiamarci ed essere: fratelli). C’erano torte, rustici, dolci. Il signor Vittorio ha offerto un angurione sufficiente per rinfrescare tutti.
In breve la sala d’accoglienza era stata parata a festa. E’ con immensa gioia che prende vita questo gruppo di Terz’ordine Carmelitano, grazie a P. Domenico. Questi, ha ricordato ai fedeli che la prossima vestizione avrà luogo l’8 dicembre prossimo veniente, solennità dell’Immacolata Concezione, che sarà preceduta da un’adeguata preparazione (per coloro che pur avendo frequentato le riunioni nei due anni precedenti, erano mancati, per motivi vari, alla novena di preghiera in preparazione alla Festa del 16 Luglio). L’avvenimento del 16 luglio si è svolto in un clima gradevole, armonioso, fraterno, intimo fra quanti erano presenti (qualcuno mi ha augurato persino di diventare santa). So solo per certo che da quando è iniziato il Santo Rosario fino alla fine sono stata pervasa da un indefinibile senso di serenità e dolcezza. C’è stato un momento, alla fine della santa messa, che mi ha colpito particolarmente, ed è stato quando i ragazzi bulgari (accompagnati da don Demetrio) hanno voluto omaggiarci con un canto bulgaro, molto conciso. Anche se credo che nessuno dei presenti abbia capito una parola della loro lingua. A questi ragazzi vanno i miei più vivi complimenti: il loro canto è stato un momento bello, perché, quando si vuole dimostrare qualcosa di buono a qualcuno, in qualsiasi lingua o modo, è sempre una cosa bella e gradita.  

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